Carissime Sorelle,
sabato, 18 luglio 2026, nella Comunità Beato Timoteo, Roma, alle ore 01:43, il Maestro Divino ha chiamato definitivamente a sé la nostra sorella
SR. M. ELENA – MARIA PADULA
nata il 3 marzo 1932 a Senise (Potenza – Italia)
Un mese dopo la sua nascita, nell’ottava di Pasqua, il 2 aprile, al Fonte battesimale della Parrocchia di S. Maria della Visitazione riceve il dono della fede cristiana entrando a far parte della grande famiglia dei figli di Dio. È il sabato che precede la Domenica in Albis e
riceve il nome di Maria: un nome che formerà la sua intera esistenza ad una intensa devozione alla Madre di Dio.
Secondogenita di sei figli, Maria cresce educata alla vita da genitori laboriosi e onesti e partecipa attivamente alla vita parrocchiale. Adolescente, incoraggiata dal Parroco incontra le Pie Discepole del Divin Maestro e decide di lasciare la famiglia e il paese natale per
entrare in Congregazione ad Alba (CN), in Casa Madre: è l’8 settembre 1947.
Il Parroco ne attesta la rettitudine dell’intenzione: «entra solo per la consacrazione a Dio» scrive nel presentarla. Conserverà con coerenza e fermezza questo orientamento sincero pur nelle prove della vita, custodendolo come un tesoro nella silenziosità operosa.
È una giovane generosa, sincera e pratica e promette bene per la specifica vocazione della Pia Discepole del Divin Maestro nella Famiglia Paolina.
Il 25 marzo 1951, al termine del regolare noviziato, emette la Professione religiosa nella cappella di Casa Madre in Alba (CN), dove, cinque anni più tardi, il 25 marzo 1956 emetterà la Professione perpetua.
Sr. M. Elena ha trascorso la maggior parte dei suoi oltre 75 anni di vita consacrata a servizio delle comunità della Società San Paolo nello spirito mariano ispiratoci dal Fondatore: custodire la vita e la vocazione dei nostri fratelli paolini – discepoli e sacerdoti – come Maria
di Nazaret custodiva la vita e la vocazione di suo figlio Gesù, giorno dopo giorno, nella silenziosità operosa e discreta.
Ricoprendo diverse mansioni – sacrestana, laboratorio, cuoca, portinaia e centralinista, refettoriera… non si risparmiava: attenta e vigile alle necessità di chi incontrava.
Per alcuni anni (1976 – 1983) svolse la sua missione di Pia Discepola nella sede centrale dell’Istituto Gesù Sacerdote a Roma, animata nella preghiera e nel servizio per assicurare a sacerdoti e vescovi quell’ospitalità cristiana, ispirata dal Vangelo, come a Betania.
Era una donna semplice, sobria e schiva, nelle parole e nello stile di vita, tanto da apparire austera, per chi non ne conosceva la delicatezza d’animo e la carità operosa. Come una conchiglia di madreperla che, per apprezzarne il valore, occorre con maestria e pazienza penetrare la dura superficie e raggiungerne il cuore prezioso.
La testimonianza di due sorelle lo confermano: «Ho incontrato Sr. M. Elena nella comunità di Santa Maria Maggiore prima di entrare in postulandato. Era una persona laboriosa, silenziosa e franca. Svolgeva il suo servizio apostolico in cucina con attenzione a tutte le sorelle, senza dimenticare quelle assenti per motivi di studio. Lavorava nel silenzio, ma era anche pronta a condividere, mentre continuava a lavorare, qualche parola o esperienza che potesse essere di aiuto alle sorelle. Una volta mi ha raccontato di un colloquio memorabile avuto con il B. Alberione, riportandone le parole. Erano parole da cui lei era stata aiutata nel suo cammino e che dopo anni hanno aiutato anche me».
«Sr. M. Elena è stata una sorella che si è fatta prossima… Personalmente l’ho sentita molto vicina in modo particolare nel periodo dei miei studi, sentivo che nel silenzio era presente con una preghiera forte e affetto sinceri. Anche dopo si è sempre interessata dei miei im-pegni e ne gioiva. Si ricordava e mi chiedeva ogni volta che la incontravo, della mia fami-glia. Sono sempre stata colpita dalla sua estrema essenzialità: era dignitosamente povera.
Custodisco come eredità una sua frase che mi ha sfidato molto: “L’Adorazione eucaristica è la nostra grande opera sociale”».
Quando, nel 2016, dalla comunità di Santa Maria Maggiore in Roma venne trasferita nella comunità Beato Timoteo, abbiamo potuto costatare quanto, pur nella fragilità del fisico, le sue mani profumavano di carità e la sua presenza, vigile e silenziosa, sosteneva chi, nella sofferenza, chiedeva anche implicitamente di non essere lasciata sola. Una presenza fatta di gesti semplici: un bicchiere d’acqua, un gesto di cura e di tenerezza, un’attenzione di sguardo e di empatia per chi si trova nel bisogno, la preghiera di affidamento a Maria, che sempre “prega per noi peccatori adesso, e nell’ora della nostra morte”.
Sr. M. Elena è passata in mezzo a noi lasciandoci questa preziosa eredità. E così ha com-piuto il suo pellegrinaggio terreno, camminando alla sequela di Gesù Maestro sull’esempio e in compagnia della sua Vergine Madre Maria.
Nel cuore della notte, accompagnata dalla preghiera e dalla presenza vigile delle sorelle della comunità, ha risposto al grido festoso che annuncia l’arrivo dello Sposo: «Ecco lo Sposo, andategli incontro!». E lei, che era pronta, è entrata alla Festa delle Nozze dell’Agnello (cfr Mt 25, 1-12).
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