-Giuseppe Berardi, SSP

Famiglia Paolina come mosaico del volto di Cristo durante il Giubileo dei giovani

“Andate a riparare le reti… [Gesù] ci chiede, oggi, di costruire altre reti: reti di relazioni, reti d’amore, reti di condivisione gratuita, dove l’amicizia sia autentica e profonda”. Don Roberto Ponti adotta le parole di papa Leone (rivolte ai missionari digitali lo scorso 29 luglio) per lanciare un messaggio ai giovani e alle giovani della Famiglia Paolina ritrovatisi dal 24 luglio al 4 agosto in Via Alessandro Severo per vivere una particolare esperienza giubilare. Quelle parole sono state un’ottima sintesi dell’animazione vissuta nella Basilica di San Paolo durante il giubileo dei Giovani.

Il progetto di animazione nasce dalla collaborazione decennale della Famiglia Paolina, come pastorale vocazionale e giovanile in Italia. Nell’ultimo anno è nato un coordinamento al cui interno vi erano i membri del DAVP, dell’équipe Sui Passi di Paolo e i rappresentanti dei governi generali. Assieme hanno costruito un percorso per accogliere e accompagnare i giovani che sarebbero giunti per il Giubileo. Così per cinque giorni l’accesso alla Basilica di San Paolo è stato animato da 3 tende (Fede, speranza e carità), dal Pozzo della Parola e dalla mostra sulla vita di San Paolo.

Più di 10 mila rotolini (con citazioni bibliche) diffusi in 10 lingue diverse.

Ben 55 partecipanti rappresentanti di 9 istituti della famiglia Paolina, 22 nazioni presenti e anche 12 giovani laici che si sono aggregati alla nostra comunità multietnica.

Proprio a Cecilia Rinaldi, figlia dell’Istituto Santa Famiglia di Bologna, lasciamo la parola per sintetizzare quanto vissuto:

“Se dovessi riassumere con una parola quello che ho vissuto in questi giorni, userei la parola “PRIVILEGIO”. Mi sento una privilegiata, infatti, ad aver assaporato la bellezza della Famiglia Paolina, così come Don Alberione l’aveva pensata.

Mi sono trovata in mezzo ad una cinquantina di persone, provenienti da tutti i rami della Famiglia Paolina di tutto il mondo, e mi sono sentita a casa. Nonostante la diversità di lingua e di cultura, ci siamo sentiti uniti, parte di qualcosa di più grande, che non ha confini territoriali, un girotondo di volti ed esperienze di vita diversi, uniti, mano nella mano, in Cristo e nel nome di Don Alberione. Ancora prima di conoscerci un filo rosso ci univa, l’appartenenza alla Famiglia Paolina, e questo era sufficiente per sentirci amici, per sentirci fratelli. Come Famiglia con grande gioia abbiamo fatto apostolato, diffondendo ai giovani di tutto il mondo le parole di San Paolo e l’immensità dell’incontro con Dio.

E oggi, dopo aver gustato le straordinarie potenzialità di questa Famiglia, dopo essere stata testimone di quanto bene possa nascere mettendo insieme le forze, non posso tacere.

È mia responsabilità, e responsabilità di tutti i membri che hanno partecipato a questa esperienza unica, scuotere gli animi di chi si sta assopendo, riferire quanto sia arricchente, stimolante ed entusiasmante vivere da vera Famiglia.

Don Alberione avrebbe potuto usare tantissimi nomi, ma ha scelto la parola Famiglia, all’interno della quale i vari membri si rispettano e si amano. Aveva pensato alla Famiglia Paolina come ad un albero con 10 rami, ognuno dei quali unico, prezioso ed insostituibile.  L’unione, l’interesse l’uno per l’altro, il rispetto per le diversità, la collaborazione, la fratellanza, sono gli unici modi per poter custodire la preziosità di questa Famiglia e far emergere il potenziale che c’è in essa.

Mi auguro che questa esperienza sia solo l’inizio perché in futuro ogni membro della Famiglia Paolina possa avere l’occasione di vivere quello che io ho avuto la fortuna di vivere in questi giorni straordinari.

Spero che ogni membro possa riscoprire quanto sia meraviglioso appartenere alla Famiglia Paolina e per questo sentirsi immensamente grato/a a Dio”.