Carissimi,
oggi, alle ore 9,45 nella comunità di Albano, il Padre misericordioso ha accolto tra le sue braccia la nostra sorella
CAFFERATA JACINTA sr MARIA ISABEL
nata il 1° luglio 1933 a Esquina (Corrientes, Argentina)
Argentina, cilena, italiana! Sr Isabel era fiera di essere tutto questo. Argentina di nascita, per motivi di apostolato aveva ottenuto la cittadinanza cilena e si considerava tale. Nei trentasette anni vissuti in Italia aveva quasi inventato una nuova lingua, l’itagnolo che parlava con disinvoltura e senza disagi. Simpatica per natura, era un’attrice nata, una vera giocherellona: il suo linguaggio affascinava specialmente i bambini per i quali aveva scritto molti libri formativi pubblicati dall’editrice paolina cilena. Apparteneva a una famiglia di insegnanti e avvertiva la bellezza di essere chiamata, nella vocazione paolina, a una vera e propria docenza nell’annuncio del vangelo.
Entrò in congregazione nella casa di Buenos Aires (Argentina) il 19 aprile 1956 dopo aver conseguito l’abilitazione magistrale. In questa casa visse il noviziato al termine del quale emise, il 29 giugno 1958, la professione religiosa. Ebbe la possibilità di approfondire la formazione culturale attraverso gli studi filosofici e teologici e ancora professa temporanea, fu chiamata a svolgere il compito di superiora nella casa di Rosario. Nel 1962 lasciò l’Argentina per inserirsi nelle comunità del Cile. A Santiago La Florida, fu incaricata, per circa dieci anni, della formazione delle giovani candidate. Per due mandati non consecutivi venne designata consigliera di delegazione e poi incaricata dell’apostolato redazionale mentre svolgeva anche il servizio di superiora della comunità.
Portava in cuore l’anelito a vivere una dedizione totale nella preghiera, nel silenzio e nel nascondimento per la gloria di Dio e il bene dei fratelli. A sr Maria Cevolani, allora superiora generale, esprimeva nel 1987 il desiderio di vivere un’esperienza contemplativa per rispondere alla grande sete di Dio e di intimità con Lui. Le era stato concesso di trascorrere un breve periodo presso le Carmelitane Scalze e proprio durante quel soggiorno aveva compreso con chiarezza che la risposta a quanto cercava l’avrebbe trovata proprio nella vocazione paolina.
Nel 1989, al termine dell’esperienza carmelitana, si inseriva in casa generalizia per occuparsi della traduzione in lingua spagnola dei testi congregazionali, compito che ha eseguito con fedeltà e amore per circa trent’anni, spaziando con il cuore nel mondo intero. In occasione del Progetto missionario manifestava il desiderio di essere pietra viva nella costruzione della grande comunità che è la congregazione e confidava alla superiora generale: Devo dare la vita, non importa dove e come, ma… darla. Conta su di me e quando non hai cavalli, sai che qui c’è un povero asinello…
In casa generalizia, è stata una presenza amabile, serena, disponibile a ogni necessità, anche al servizio delle sorelle ammalate che considerava un suo privilegio. Nel 2008, in occasione del giubileo di vita consacrata scriveva alla superiora generale: Tempo fa ho guardato il fazzoletto della professione e l’ho visto un po’ giallo. Ho detto: non vorrei che la mia disponibilità venga meno o si arrugginisca. Per questo voglio rinnovare la mia totale disponibilità per qualunque ufficio, tempo, nazione. Conosco le mie possibilità (poche) ma sempre mi sono trovata felice nel dare il meglio e con tutto il cuore. Il Signore è stato sempre grande con me e questo mi rende felice e mi fa dormire tranquilla come bimba nelle braccia della mamma.
Nel 2016, ricoverata presso il Policlinico Gemelli per un grave blocco nella trasmissione neuromuscolare esprimeva ancora la certezza di essere nelle mani di Dio e in occasione dei sessant’anni di vita consacrata, confidava: Sono felice nonostante i miei peccati e le mancanze di fedeltà… Posso dire che qualche volta mi sento come un bambino coccolato dal Signore… tutto sento come dono per fare ancora qualche cosa per Lui e per la missione.
Ha vissuto gli ultimi anni nella comunità di Albano, accogliendo nella pace anche la frattura del femore dalla quale è guarita senza intervento chirurgico. Per la gravità delle sue condizioni fisiche, da circa un anno era allettata, con la continua somministrazione di ossigeno. Scriveva nel 2020: Da quindici giorni mi trovo in questa casa voluta dal Primo Maestro e dalla Prima Maestra. Un luogo di sofferenza a occhi aperti. Mi trovo bene, serena, abbandonata e direi felice di sperimentare questo momento di grazia. Qui si nota quello che significa dare la vita in una missione un po’ strana per una Figlia di San Paolo. Vedo che le sorelle sono vere figlie di M. Tecla nello spirito di preghiera e nel servizio di carità e sollecitudine verso le persone bisognose, con amore, abnegazione, sollecitudine. Vivono per servire senza sosta… Dio benedica le sorelle e il personale di questa casa.
Ringraziamo sr M. Isabel per la testimonianza paolina, per l’amore che ha diffuso tra noi nella fedeltà quotidiana e l’affidiamo nelle braccia del Padre buono perché l’accolga nelle sue dimore e le doni vita in pienezza.
Con affetto.
sr Anna Maria Parenzan
Roma, 24 febbraio 2026







