Carissimi,
oggi, lunedì 12 gennaio, alle ore 5,00 nella comunità “Giacomo Alberione” di Albano, il Padre misericordioso ha attirato a sé per donarle gioia in pienezza, la nostra sorella
ZAMBELLO EMMA ANGELA sr MARIA ROSARIA
nata a Canale d’Isonzo (Gorizia) il 19 novembre 1934
È stata un’apostola davvero infaticabile, una donna che ha vissuto con un unico obiettivo: comunicare Gesù, farsi come Paolo tutta a tutti, aprire, come il beato Alberione, vasti orizzonti alla Parola, andare sempre al di là, andare oltre… senza fermarsi mai. Una paolina gioiosa, dinamica, umile, che ha saputo attingere dalla preghiera e dall’adorazione prolungata, tanta forza per testimoniare quel Gesù che l’aveva chiamata e che considerava il suo grande amore.
Entrata in congregazione nella casa di Alba il 20 agosto 1952, ha vissuto a Roma il tempo di noviziato, concluso con la prima professione, il 19 marzo 1956. Nella comunità di Trieste si è poi dedicata all’apostolato itinerante portando la Parola di casa in casa. Nel 1959, ancora professa temporanea, veniva inserita negli uffici del Centro Studi dell’USMI (Unione Superiore Maggiori d’Italia) per occuparsi specialmente della “Rivista delle religiose”. Al termine di quel servizio ecclesiale, nel 1971, la direzione esprimeva grande riconoscenza per il lavoro da lei svolto con ammirevole diligenza e sacrificio, promuovendo l’organizzazione e lo sviluppo del Centro.
Nel 1972, dopo aver prestato per qualche tempo il servizio di capogruppo nella comunità “Divina Provvidenza” di Roma, spiccava il volo verso la missione ad gentes recandosi anzitutto in Francia, a Lyon, per lo studio della lingua. L’anno seguente, partiva alla volta di Kinshasa, allora capitale dello Zaire (attuale Congo), per assumere il compito di superiora delegata e locale. Era la prima superiora delegata di quella circoscrizione che andava assumendo una giurisdizione autonoma staccandosi dalle altre fondazioni paoline del continente.
La nuova configurazione segnò un tempo significativo di sviluppo vocazionale e apostolico pur in un contesto socio-politico molto turbolento. E proprio nell’arco del suo mandato, con molta fede, sr M. Rosaria promosse l’apertura, nel 1975, della comunità di Kisangani, nel cuore della foresta equatoriale. Al rientro in Italia, nel 1976, l’attendeva a Rimini, un’altra esperienza particolare: l’avvio della rivista diocesana “Il ponte”: un’esperienza breve ma intensa, al termine della quale i colleghi scrivevano: «Abbiamo sempre convenuto che la cosa più importante non era tanto fare il giornale, quanto fare del giornale un punto d’incontro, un ambito di lavoro e di amicizia, una comunità che potesse contagiare anche i lettori…». Sr M. Rosaria era una specialista nell’instaurare nuove relazioni ed è significativo che già in quel tempo i colleghi e gli amici abbiano messo in evidenza questo aspetto della sua personalità.
Nel 1981, dopo alcuni anni di impegno nell’emittente “Novaradio Roma”, ripartiva per Lubumbashi (attuale Congo) per occuparsi ancora dei programmi radio. Era il periodo della dittatura di Mobutu, quando tutto era controllato e la chiesa non aveva voce. I vescovi avevano ottenuto dalla stazione radio “The voice of Zaire” lo spazio di trenta minuti per un programma sulla Parola di Dio che fu affidato proprio a sr M. Rosaria. La trasmissione, in francese e swahili, si avvaleva della collaborazione di sacerdoti, seminaristi, comunità religiose, laici e aveva un alto indice di gradimento. La gioia di sr M. Rosaria era stata grande specialmente quando, nel 1985, aveva potuto trasmettere alla radio, la cronaca della visita di Papa Giovanni Paolo II.
Conclusa quell’esperienza, si dedicò, a Kinshasa, allo sviluppo dell’editoriale e alla produzione di minimedia. Preparava piccoli sussidi che divenivano un aiuto concreto per la gente. E dava una priorità particolare alla formazione e alla promozione della donna. Desiderava specialmente dare voce alle mamme perché divenissero capaci di costruire un futuro per i loro figli.
Insieme alle sorelle, aveva vissuto i difficili momenti dei saccheggi nei quali avevano sperimentato una intensa e materna protezione da parte di M. Tecla. Scriveva nel 1993: «Credo che la Prima Maestra Tecla ha ottenuto a tutte la grazia della calma e dell’abbondante preghiera. In particolare alle nostre giovani che hanno avuto il coraggio di sfidare i militari che volevano saccheggiare la casa. …Il Signore ci sta educando perché impariamo a testimoniare quel Gesù al quale ci siamo donate, che sappiamo accogliere questa purificazione e restare sempre donne di speranza».
Nell’anno 2000 veniva nominata consigliera di delegazione e poi, per diversi mandati, superiora della comunità di Kinshasa, mentre svolgeva anche il compito di vice delegata e segretaria di delegazione. Scriveva nell’anno 2000 alla superiora generale: «Ringrazio il Signore per questo spezzone di storia nel quale mi trovo in prima linea… mi lascio afferrare da Lui… faccio una vera esperienza di Dio, della sua presenza nella Parola. Sono nella pace, pur nella fatica. Tutto mi porta al Signore che passa e mi trasforma».
Il dono dell’animazione che le è ovunque riconosciuto, sgorgava da un cuore innamorato: era davvero innamorata del suo Signore, del Vangelo, del carisma paolino e della gente… ed era un amore ricambiato: i laici, specialmente i cooperatori paolini, che animava e incoraggiava con molto fervore, riconoscevano in lei la donna di Dio, l’apostola paolina che nulla conservava ma tutto donava. E quando, nel 2015, le condizioni di salute suggerirono il rientro in Italia, continuò ad animare, a Napoli, i cooperatori, ad essere preoccupata per la loro formazione, per la loro crescita apostolica e vocazionale. Da Napoli non avrebbe certamente voluto partire, ma le condizioni di salute e soprattutto l’avanzare del morbo di Alzheimer, suggerirono nell’anno 2021, il trasferimento nella casa “Giacomo Alberione” di Albano. Non le mancavano le motivazioni per la preghiera e l’offerta e, tra tutte, non trascurava certamente il ricordo del fratello don Orlando ssp, già in paradiso e di don Vincenzo, il fratello missionario al quale sempre amava riferirsi.
Ha vissuto gli ultimi anni diffondendo positività, vivacità, amore alla vocazione. I suoi occhi parlavano e raccontavano la pienezza del suo cuore. Ormai non era più in grado di deglutire ma lo sguardo andava sempre oltre l’orizzonte, verso quei cieli nuovi e quella terra nuova che aveva desiderato in tutta la sua vita.
Con affetto.
sr Anna Maria Parenzan
Roma, 12 gennaio 2026








