INTRODUZIONE
Sr M Lucia Kim, fsp
Carissimi Fratelli e carissime Sorelle Giubilari della Famiglia Paolina,
In questo giorno così significativo, nel quale celebriamo la Solennità dei Santi Pietro e Paolo, le due colonne della Chiesa, partecipiamo con gioia e gratitudine a questa speciale festa insieme a voi che celebrate il vostro anniversario di professione religiosa.
Nel celebrare questa ricorrenza, eleviamo la nostra lode e il nostro ringraziamento a Dio per la sua infinita misericordia: Egli vi ha colmati di ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo (Ef 1,3) e, prima ancora della creazione del mondo, vi ha scelti in Lui perché foste santi e immacolati al suo cospetto nella carità (Ef 1,4).
Rendiamo inoltre grazie alla meravigliosa Provvidenza divina che ha accompagnato con fedeltà la vostra vita lungo gli anni, sostenendovi nei momenti di gioia e di prova. Questa stessa Provvidenza continua ancora oggi a operare la sua salvezza in voi e attraverso di voi, affinché possiate essere segno vivo dell’amore di Dio e strumenti della sua grazia per quanti incontrate sul vostro cammino.
Secondo il carisma paolino trasmesso dal Fondatore, il Beato Giacomo Alberione, siete divenuti apostoli conformati a Gesù Maestro e Pastore, Via, Verità e Vita (Gv 14,6), attingendo costantemente forza e luce dalla Parola di Dio e dall’Eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione paolina. Avete camminato nella fiducia, sostenuti dalla promessa carismatica che accompagna la Famiglia Paolina fin dalle sue origini: «Non temete. Io sono con voi. Di qui voglio illuminare. Abbiate il dolore dei peccati».
Spinti dall’amore di Cristo che urge nei vostri cuori (2Cor 5,14) e attenti ai segni dei tempi, vi siete fatti «tutto a tutti» (1Cor 9,22), annunciando il Vangelo attraverso i mezzi e i linguaggi della comunicazione sociale nel mondo contemporaneo, segnato da profondi cambiamenti culturali e sociali e dallo straordinario sviluppo della tecnologia, dove «la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione» (MH 15). In questo contesto, «abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore» (MH 15).
Ricordare e celebrare oggi la vostra vita, bella e benedetta, interamente offerta a Dio, è per tutti noi motivo di profonda gratitudine per la testimonianza luminosa che avete offerto: una vita che, giorno dopo giorno, ha rinnovato il proprio «sì» alla volontà di Dio.
Fino al giorno in cui Cristo sarà pienamente formato in voi (Gal 4,19), insieme a tutta la Famiglia Paolina, in cielo e in terra, continuiamo ad accompagnarvi con la preghiera e l’affetto fraterno, affinché possiate portare a compimento la vostra vocazione nello spirito del «Patto».
Vi affidiamo a Maria, Regina degli Apostoli e «Donna del Magnificat, perché accompagni i vostri passi nel presente che cambia e custodisca in ciascuno di voi la fiducia nel Vangelo, così da testimoniare sempre più la bellezza di quella magnifica umanità abitata da Dio» (MH 245).
Buona celebrazione e buon cammino nel Signore!
Omelia del Superiore generale, don Domenico Soliman, nella Messa della Solennità dei Ss. Pietro e Paolo e dei Giubilei della Famiglia Paolina
Care sorelle e cari fratelli, con questa Celebrazione eucaristica festeggiamo i Giubilei di professione religiosa e di presbiterato della Famiglia Paolina qui presente e di tutto il mondo. Lodiamo il Signore per queste sorelle e questi fratelli, ma anche per il dono di essere un “corpo vivo”, una comunità di chiamati da Gesù Via Verità e Vita, una famiglia di vocazioni per l’evangelizzazione. Anche noi siamo parte di quella “magnifica umanità” di cui parla Papa Leone XIV nella sua prima Enciclica, creata da Dio, chiamata a edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme (MH 1).
Gli Atti degli Apostoli ci ricordano che i primi cristiani dovevano affrontare insieme quella incomprensione che spesso diventava prigionia o portava alla morte. È una comunità che sperimenta quanto il Maestro aveva vissuto per primo. Pietro stesso fa esperienza del carcere (At 12,1-11). Insieme, poi, i cristiani si ritrovavano a pregare gli uni per gli altri, perché uniti dalla consapevolezza che è la presenza di Gesù a riempirli di speranza e a dar loro forza nella persecuzione.
In questo contesto di prigionia e di preghiera Pietro riceve in dono la visita dell’Angelo del Signore che lo tocca e gli parla: «Alzati in fretta. Mettiti la cintura e legati i sandali. Mettiti il mantello e seguimi». Sono indicazioni molto concrete, sono azioni chiare da compiere. Si tratta di uscire dal carcere e di ripartire!
Se ci pensiamo bene, questa non è solo una vicenda a lieto fine, ma descrive ciò che avviene quando il Signore raggiunge Pietro: lo rialza, lo prepara a partire, lo invita a seguirlo. Queste parole sono rivolte a voi fratelli e sorelle che festeggiate il Giubileo, ma anche a tutta la Famiglia Paolina. Molte sono le situazioni che possono imprigionare il nostro cuore, scoraggiare e rallentare il nostro passo. Può venir meno anche la gioia di essere discepoli di Gesù Maestro, di Gesù buon Pastore. Quanti motivi per rimpicciolire i confini della evangelizzazione. È in questo nostro contesto storico ed ecclesiale che l’Angelo del Signore ci ripete: «Alzati e seguimi». “Alzati” richiama la possibilità di cambiare, di vedere un futuro nuovo, di non rimanere bloccati dalla nostalgia del passato. “Seguimi” è il senso della nostra vita, lo stile della vita apostolica, il contesto nel quale la vita paolina diventa dinamica, in uscita, per gli altri.
Quante volte il Signore ci ripete “seguimi” in 25, 50 e più anni di vita religiosa o di sacerdozio. A tutti dice “alzati” perché fidandosi ancora di noi, come a Neemia ci affida una missione: riparare Gerusalemme e le sue mura. Quanto sono coinvolgenti le pagine di Papa Leone XIV quando nella sua Enciclica descrive la tenacia di Neemia. Egli «convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la città rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo: sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani. È un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre. L’antica Gerusalemme ritrova così una lingua comune, non quella dell’uniformità, ma quella della comunione: l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore» (MH 8).
La nostra è una Famiglia di artigiani del Vangelo, di famiglie, di consacrati, di laici impegnati, di religiose e religiosi, di sacerdoti… di apostoli e apostole, dove il Cristo è il centro, dove le relazioni sono la nostra vera forza, ancor più oggi che siamo di meno e più anziani in molte parti del mondo. La tentazione è quella di rimanere chiusi, di preoccuparci di noi stessi e del nostro futuro, quando invece è l’apertura all’altro a mostrarci che c’è una fecondità che sa di miracolo. Chiediamo all’Angelo del Signore di farci visita. Chiediamolo con forza, insieme, gli uni per gli altri, perché ripeta anche a noi come a Pietro: «Alzati Famiglia Paolina e seguimi!».
Questo Pietro liberato dalla prigionia è lo stesso Pietro che afferma: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Questa sua professione di fede è presente nel Vangelo di san Matteo (16,13-19) perché nessuno dimentichi il cammino compiuto dal primo degli Apostoli. Solo chi è davvero liberato, sanato, guarito… è capace di rispondere all’interrogativo di Gesù – «ma voi, chi dite che io sia?» – con parole colme di fede: «Tu sei il Cristo». Con fede, del resto, 100 anni fa partivano da Alba per Roma i primi Paolini e le prime Paoline. Non dimentichiamo questo anno Centenario, questo Giubileo, questa data che richiama la vitalità della vocazione paolina. Il Beato Giacomo Alberione ha spostato i nostri confini: da Alba a Roma, da Roma al mondo. E così, oggi i confini da abitare non sono solo quelli della IA – una realtà del resto sempre più da conoscere e frequentare – ma in particolare quelli delle relazioni umane, occupandoci di una umanità presente in tutti i Continenti che spesso gli algoritmi riducono a soli consumatori. Sentiamo forte l’invito del Papa a mettere al centro la persona, soprattutto i più fragili, oggi rappresentati da quella parte del popolo venezuelano che ha perso tutto a causa del terremoto. I nostri apostolati sono una risposta alla necessità di prendersi cura di ogni volto che ci sta di fronte. Insieme a Papa Leone XIV interroghiamoci a quale progetto di umanità intendiamo partecipare. E soprattutto, tramite i nostri apostolati, custodiamo la magnifica umanità che continuamente riceviamo in dono (cfr. MH 90).
Affidiamo alla Trinità la nostra vita e con l’Apostolo delle genti ripetiamo: «Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero» (2Tm 4,6-8.17-18). Questo è quanto testimoniate voi fratelli e sorelle che celebrate il Giubileo. Ed è con voi che alziamo lo sguardo a colui che fa nuove tutte le cose, che ci rende creature nuove, che vuole davvero vivere in noi: solamente ci chiede di dargli la possibilità. Cosa aspettiamo? «Alzati e seguimi!».







