Carissimi,
nella comunità di Albano, il 3 dicembre, dieci minuti dopo la mezzanotte, è stata chiamata ad abitare per sempre nella casa del Signore, la nostra sorella
VIETTI SECONDINA MARIA sr MARIA CLELIA
nata a Castiglione Falletto (Cuneo) il 14 giugno 1938
Entrò in congregazione nella casa di Alba, poco distante dall’abitazione paterna, il 25 ottobre 1953, a quindici anni di età. Con espressioni poetiche, il parroco ne descriveva così la partenza: «Secondina entrò tra le Figlie di San Paolo per prepararsi degnamente a navigare… con le forze alimentate continuamente dal fuoco dello Spirito. Altri viaggi l’attendono, altre mete le sorridono, altri orizzonti l’incantano… e noi la ringraziamo per l’esempio di fortezza e decisione che ci ha dato».
In Casa Madre aveva appreso l’arte della legatoria e prima di recarsi a Roma per il noviziato aveva avuto la gioia di dedicarsi, a Cremona, alla diffusione del vangelo nelle famiglie e collettività. In quella casa lombarda ritornò ancora dopo la prima professione, emessa a Roma il 30 giugno 1958. E proprio da giovane professa aveva ricevuto il grande dono di accompagnare in elicottero, in tutte le diocesi d’Italia, la Madonna Pellegrina. Era stata per lei un’esperienza indimenticabile!
Nel 1961 a motivo di una tubercolosi ghiandolare veniva accolta nella casa di Albano e da allora quella casa è divenuta la sua comunità, il luogo del suo impegno quotidiano, della crescita nella professionalità e nella fede, nella donazione apostolica specialmente a servizio degli ammalati. Poco prima del suo arrivo ad Albano, don Alberione aveva così immaginato quella che allora era una semplice casa di cura per le Figlie di San Paolo ammalate: «Si vuole che la casa di cura sia in un bel posto, un po’ alto, che ci sia aria buona, ma voglio aggiungere, che si veda bene il cielo, il paradiso! Sia pur in alto e guardi su, ma i cuori si alzino su: sursum corda!, e immaginate che dietro a quelle stelle ci stanno già delle stelle che sono le vostre sorelle…» (20 agosto 1960).
Sul colle albanense, sr M. Clelia ha vissuto sessantaquattro anni percorrendo tutta la storia dell’Ospedale “Regina Apostolorum” e preparandosi a livello professionale per offrire un contributo specializzato. Al diploma d’infermiera aveva aggiunto, nel 1972, quello di caposala e poi di tecnico di radiologia. Per trent’anni consecutivi, dal 1980 al 2010, ha svolto il ruolo di capo tecnico nel dipartimento di diagnostica per immagini. E quando la responsabilità è stata assunta da altri, ha continuato a svolgere quel servizio, con amore e dedizione, fino al 2020, anno della pandemia da covid che ha segnato il suo ritiro, a motivo dell’età.
Negli ultimi cinque anni si era resa disponibile al centralino e alla portineria della comunità ma nel cuore conservava il ricordo del tempo trascorso in Ospedale e manteneva volentieri i contatti con i medici e i colleghi di lavoro manifestando molta gioia per la crescita delle loro famiglie, così com’era attenta e premurosa verso la sua famiglia d’origine. Era molto precisa nell’animazione della preghiera comunitaria, vi si preparava con cura e non mancava di inserire riferimenti alla spiritualità paolina e all’impegno della riparazione. Aveva assunto l’insistenza del Fondatore perché «dalla Casa di cura si alzi un’ondata continua di riparazione per i peccati che si commettono con i mezzi moderni, con la stampa, il cinema, la radio e la televisione e altri mezzi. Che salga un’ondata di grazia che si diffonda su tutte le persone che lavorano nell’apostolato affinché Gesù Maestro Via e Verità e Vita entri nella società e nel mondo…».
La malattia, una pancreatite con le relative complicanze, è giunta improvvisa verso la fine del mese di luglio e a nulla sono valsi i prolungati ricoveri ospedalieri degli ultimi mesi. Come la Vergine fedele, ha custodito nel cuore la certezza della promessa di Dio. E nella grazia della fede, crediamo che ora contempla quel Volto sempre desiderato e cercato.
Con affetto.
sr Anna Maria Parenzan
Roma, 3 dicembre 2025







